Racconto d’amore

Me lo ritrovai dietro alla porta, fermo a fissarmi, bagnato fradicio.

Era una di quelle sere d’autunno particolarmente uggiose e lui era lì, dopo esattamente dieci anni si era presentato nuovamente da me.

Rimasi basita, non riuscivo a credere a ciò che stavo vedendo, ero incredula sulla realtà di quella visione, sbattei le palpebre più volte in modo piuttosto nervoso e non riuscì a proferire parola.

Dal suo canto lui rimase sempre lì, in quegli attimi che a me sembrarono un secolo che mi servirono per rielaborare cosa stesse accadendo; era completamento zuppo ed i suoi occhi che non smettevano di fissarmi sembravano grigi e tristi come il cielo di quella sera.

Dopo questo breve ma al contempo lungo silenzio lui disse con un accenno appena di voce – Avrei bisogno di parlarti – io non ancora del tutto ripresa dallo shock di rivederlo dopo anni non riuscì a rispondere, ma aprì ancor più la porta per permettergli di entrare e mi scostai.

Lui mi lanciò un’occhiata smarrita, forse non si aspettava o non comprendeva il mio silenzio, fece un passo avanti ma poi si bloccò di colpo

– Sono completamente bagnato, non vorrei gocciolarti tutta casa! – pensai immediatamente che non aveva senso, era lui che voleva parlarmi che cosa pretendeva che ascoltassi cosa avesse da dirmi lì sul ciglio della porta di casa? O faceva semplicemente complimenti, come se fosse in casa di una perfetta estranea e non della donna con cui sino a dieci anni prima aveva convissuto per più di un anno? Ma riuscii a rispondergli – non preoccuparti, entra pure che vado a vedere se trovo qualcosa di asciutto che possa andarti bene – lui sussurrò un grazie entrando ed io richiusi la porta d’ingresso aggrappandomi ad essa come fosse l’unica ancora che mi legasse alla realtà, la mia realtà, e nel preciso istante in cui feci quel semplice gesto ritornai alla mente a molti anni prima quando fece capolino dopo anni di silenzio terminata la scuola come stasera nella mia vita e me la sconvolse; non dovevo permettergli di fare lo stesso anche stavolta.

Senza parlare andai nella mia camera da letto e frugai nell’armadio in cerca di qualcosa di indossabile per lui; durante la ricerca trovai una vecchia felpa grigio chiaro in fondo all’ultimo cassetto, l’aprì e venni catapultata immediatamente in lontani ricordi ormai creduti dimenticati!

Come in un flash-back ho rivissuto i giorni trascorsi insieme a Firenze, nel nostro piccolo appartamento, quando indossando delle comode tute ci rilassavamo sul nostro divano riempiendoci di coccole e scambiandoci sogni, speranze ed esperienze di vita vissuta. Amavo la nostra routine giornaliera, quando facevo tardi a lavoro e veniva a prendermi, quando cercavo di pulire casa in assoluto silenzio per non svegliarlo perché aveva fatto un turno tremendo il giorno prima; insomma la nostra vita insieme.

Mi sembrò di avvertire ancora il profumo della sua pelle in quella felpa, che mi rimandava alla passione dei nostri baci ed a quei momenti che desideravamo non finissero mai.

Ritornando in me, presi la felpa che una volta era appartenuta a lui e trovai sempre nello stesso cassetto un paio di pantaloni neri piuttosto larghi ma che sapevo sin da ora gli sarebbero calzati stretti; feci un profondo respiro e mi armai di coraggio per andare in sala ed affrontare la strana situazione che si era venuta a creare.

– Ecco provati questi dovrebbero andarti, puoi cambiarti in bagno, è la seconda porta a destra.

– Grazie

Rimasi sola in quella stanza che in quel momento mi sembrò enorme e vuota, mi diressi verso l’angolo cucina ed accesi il fuoco al bollitore sempre pieno d’acqua per soddisfare le mie voglie improvvise di the’ .

Preparai anche due tazze, presi senza neanche rendermene conto le più belle che avevo tra la mia numerosa collezione e due filtri di the nero, credendo il più adatto in quella circostanza, dal sapore forte e deciso, era proprio ciò che ci serviva.

Rimasi vittima di un ennesimo flash-back. Questa volta mi tornò alla mente quella fatidica telefonata che diede il via al nostro rapporto.

“- Ciao Sally come va? E da tantissimo tempo che non ci si sente!

– Eduard?!? Caspita non posso crederci, hai ancora il mio numero?

– Certo! Sei sempre stata la mia compagna di classe preferita ed una cara amica, non potrò mai dimenticarmi di te! Che fai, dove sei?

– Adulatore!!! Adesso vivo a Milano con il mio ragazzo, ho trovato un lavoro che mi soddisfa e delle nuove amicizie, tu sei ancora alla caserma di Firenze?

– Si, sono sempre rimasto qui. Ah, quindi sei fidanzata … allora non vorrei crearti dei problemi?

– Problemi?!? Perché?!? E poi le cose non vanno già bene, siamo quasi arrivati in dirittura di arrivo. Tu situazione sentimentale?

– Sono single da ormai un anno. Allora possiamo vederci? Firenze-Milano non è lontano ed io ho una gran voglia di vederti, questo sabato che ne dici?

– Mi farebbe molto piacere. Dove ci incontriamo …”

Dopo quell’incontro non riuscimmo più a lasciarci; il primo bacio sembrò durare un’eternità e quella stessa notte fu la prima di tante notti in giro per Hotel a metà strada tra il cielo ed il paradiso, dove le nostre anime si fusero sempre più ed i nostri corpi diedero sfogo alle loro passioni.

Il fischio del bollitore mi fece ritornare al presente, e mi accorsi che una lacrima aveva già iniziato la sua discesa, non ero più in grado di fermarla.

Ero arrabbiata con me stessa, perché ricordavo solo i momenti felici insieme, e non cercavo di pensare a tutte le cose brutte che ci siamo detti alla fine della nostra storia, il modo in cui lui si era allontanato sempre di più da me ed il dolore che avevo provato e che tuttora non mi permetteva di lasciarmi andare con un altro uomo.

– Sembro proprio una checca non trovi?!?

Così esordì entrando nella stanza, io feci un balzo dallo spavento rovesciando la poca acqua rimasta nel bollitore fuori dalla tazza perché troppo immersa nei miei pensieri, non mi girai ma cercai di porre rimedio al piccolo inconveniente accaduto quando avvertì il suo respiro dietro di me

– Tutto bene? Ti sei bruciata? Scusa avevo dimenticato che salti su facilmente!

mi guardava e mi sorrideva, io riuscì a malapena ad alzare lo sguardo ed abbozzare un sorriso, era incredibile che a distanza di tanto tempo non riuscivo a reggere il suo sguardo, provocava in me ancora un tornado di sensazioni e sentimenti contrastanti.

Era lì e non mi aveva, apparentemente, dimenticata ma aveva dimenticato di me molte cose.

– No, è tutto a posto, non preoccuparti. Ho preparato un po’ di the per scaldarti, siediti pure sul divano che ti raggiungo così puoi parlarmi liberamente.

Mentre lui prendeva posto sul divano io mi lasciai andare nuovamente ai ricordi; mi venne in mente le domenica mattina passate in cucina a preparare le tagliatelle di pasta fresca; momenti in cui ci riempivamo di farina e la macchinetta per la pasta non ne voleva sapere di stare ferma fissa al tavolo . Quando giocavamo tirandoci addosso la pasta avanzata o ci pasticciavamo la faccia con la farina.

Mi destai e lo raggiunsi con in mano due tazze fumanti.

– Nel tuo ho messo due cucchiaini di zucchero, è corretto?!?

– Si! Grazie, ti ricordi ancora tutto di me?

– No, o almeno non proprio tutto. – abbassai lo sguardo sulla mia tazza con la scusa di soffiarci su per raffreddare la bevanda, ma avvertì di avere i suoi occhi fissi su di me e che le mie guancie prendevano colore.

Con la coda dell’occhio vidi che lui faceva la stessa cosa con la sua di tazza e pertanto provai ad alzare gli occhi e guardarlo. Era ancora splendido, gli anni passati non avevano intaccato per nulla la sua bellezza, il tempo sul suo volto sembrava non avesse lasciato alcun segno.

I suoi capelli color miele erano ancora bagnati e tutti scomposti, la sua barba era incolta proprio come era sempre piaciuta a me, lo faceva sembrare più grande ma anche più uomo, le sue labbra erano rosee e carnose; mi persi in questa contemplazione e lui, sentendosi probabilmente osservato, alzo la testa nella mia direzione e mi sorrise, io balzai un attimo come quando da bambini si viene beccati con le dita nel barattolo di marmellata ed avvertì le mie guance che prendevano sempre più colore; nonostante tutto continuai a mantenere lo sguardo su di lui e potei osservare i suoi occhi, così profondi, cangianti a secondo dell’umore e del clima, adesso erano di un blu intenso, mi fissava e io ricambiavo senza più alcun timore.

Notai che in effetti sembrava strozzato dagli abiti che indossava, ma ciò permetteva agli indumenti di non lasciare nulla all’immaginazione e di fasciare il corpo muscoloso; le sue braccia erano ben tornite, le mani grandi, la sua carnagione così bianca e delicata, così tutto arruffato sembrava un cucciolo bisognoso di coccole.

Dentro di me si accendeva il fuoco della passione e del desiderio così sopito da tanti anni; avrei voluto non dare spazio alle parole, ma poterlo baciare, stringerlo a me e fare in modo che tutti gli anni passati e tutto quello che era successo prima e dopo non esistessero più, vivere solo il presente, vivere finalmente un “noi”.

Avrei voluto sedermi accanto a lui sul divano ed accarezzare i suoi capelli, la sua morbida barba, che a differenza di tanti uomini era sempre stata morbidissima come velluto, sarebbe stato così bello poter percepire i contorni del suo viso con le dita della mia mano; lasciarci andare alle coccole.

Ma invece mi limitai a continuarlo a fissare ed attendere una sua qualsiasi mossa o parola, perché dovevo fare spazio alla consapevolezza ed alle altre emozioni al momento sopite.

La rabbia, la frustrazione, l’orgoglio.

Iniziammo a sorseggiare il the’ perpetrando nel nostro religioso silenzio, dopo alcuni minuti, fu lui ad interrompere la quiete .

– Sally … – aveva uno sguardo dolcissimo mentre pronunciava il mio nome, volevo perdermi tra le sue braccia e nelle sue labbra; lui continuò – so che mi sono comportato da perfetto idiota e so anche di averti arrecato tanto dolore, ma io non … –

– No, scusa. Tu sei venuto fin qui in questa serata di pioggia battente per dirmi questo?!? – le guance diventeranno nuovamente rosse, ma dall’ira.

Non riuscivo a credere alle mie orecchie e non volevo continuare a sentire una parola di più; si stava ripetendo la scena, erano frasi di un copione già letto e riletto.

– Capisci che non puoi tornare dopo dieci anni nella mia vita ed uscirtene con delle corbellerie del genere! –

– Ma fammi terminare ciò che devo dirti, ciò che ho dentro!

– No, Eduard. Questo film l’ho già visto.  Adesso non voglio saperne, per favore, non dire più nulla e stato bello rivederti e sapere che stai bene, ma ci dobbiamo salutare.

Posai la mia tazza di the sul tavolinetto davanti alla poltroncina dove ero stata seduta finora e feci per alzarmi quando fui bloccata per un braccio dalla forte presa della sua mano.

– Ti prego di ascoltarmi e non fare al solito tuo.

– Quale sarebbe il mio solito? – stava per uscirmi il fumo dalle orecchie dopo quest’ultima affermazione

– Che ti inalberi e non lasci parlare le persone, non ascolti più, sei annebbiata dall’ira! – finalmente mollò la presa dal mio braccio, ma io rimasi comunque in piedi.

– Bene! Allora cosa ci fai qui? Ma voglio un valido motivo!

Una cosa non ho capito, sempre pronto ad elencare tutte le miriadi di difetti che posseggo, perché si ripresenta nella mia vita? Se ci siamo lasciati per tante incomprensioni caratteriali, l’amore finito, perché viene sin qui a cercarmi?!?

– Non ho smesso un solo giorno di pensarti! Ho ripensato alla nostra convivenza, i nostri giorni insieme! La tua allegria, la tua capacità di vedere del buono negli altri, anche nelle cose brutte della vita.

Mi mancano le tue coccole, che riuscivano a togliermi la stanchezza di dosso; i tuoi baci, il tuo modo di fare l’amore … mi manca tutto di te!

– E te ne accorgi solo dopo … hmhmhm …. esattamente dieci anni?!? Cosa ti ha spinto a tornare? – la mia collera non riusciva a placarsi, mi risultava tutto così irreale e  scontato.

– Soltanto non ho avuto il coraggio di presentarmi prima, ho avuto bisogno di metabolizzare la situazione reale per affrontarla nel modo corretto.

– E questo sarebbe il modo corretto? Eduard hai pensato che io potessi essere sposata o non lo hai minimamente contemplato nel tuo scenario di vita felice?

– Sono più di dieci anni che prendo informazioni su di te, non ho mai smesso di interessarmi a te e puoi anche non crederci non importa. Io so soltanto che mi è costato venire fin qui; ma dovevo non potevo più tenermi tutto dentro. Ho sbagliato, ho commesso il più grande e tremendo errore di tutta la mia esistenza, permetterti di andartene, di uscire completamente dalla mia vita! – e mentre pronunciava tali parole si alzò e piazzò il suo viso dritto di fronte al mio e lo prese tra le sue mani; erano così calde, ruvide a causa del duro lavoro a cui erano state sottoposte, mi senti ribollire dentro dalla rabbia per quelle stupide parole ma al contempo mi senti sciogliere dal calore che lui emanava. I suoi occhi e la sua bocca erano ad un soffio dai miei, e perdendomi nel suo sguardo potei avvertire la sincerità di ciò che aveva appena pronunciato, ma la parte realistica di me allontanò le sue mani dal mio viso e mi tornai a sedere sulla stessa poltrona.

Rimasi in silenzio e lui rimase in piedi davanti a me. Tutto aveva uno scenario così grottesco ed irreale. Non so cosa avrei dato per non trovarmi lì in quel momento, perché non ero uscita con le mie amiche come ogni sabato!

Ripresi a parlare – Come puoi pretendere che io riesca a lasciarmi tutto alle spalle e ricominciare, che io riesca a credere, nuovamente, a quello che dici.- stranamente ero riuscita a mantenere la calma ed a manifestare le mie emozioni con tranquillità – Quando mi hai lasciata e mi hai detto non troppo garbatamente che dovevo lasciare l’appartamento mi sono sentita morire, dentro mi sentivo come svuotata; avevo creduto veramente e profondamente in noi, nel nostro futuro insieme nella possibilità di creare una famiglia, la nostra famiglia! – feci una pausa giusto per prendere respiro in cui ci fu un silenzio che parse un’eternità

– Tutto era crollato, le mie speranze, la mia autostima, il mio orgoglio! Sei riuscito a farmi sentire una donna da niente! – contro la mia volontà iniziai a singhiozzare.

– All’inizio non riuscivo a credere che dopo tante promesse tu mi avessi lasciata così su due piedi, ci ho messo anni per metabolizzare tutto. Ed ancora oggi porto nel mio cuore le cicatrici di questa storia. Ancora oggi porto i segni su di me della sconfitta . Dopo di te non sono riuscita a stare con nessun altro uomo! Ti ho amato più di ogni altra cosa al mondo ed in fondo se ti trovi nel mio salotto con indossi dei miei indumenti è proprio perché in una parte del mio cuore c’è sempre posto per te e per l’amore; ma è troppo piccolo e la mia sofferenza troppo grande per permetterti di rientrare nuovamente dopo tutti questi anni e sconvolgere la mia vita.

– Non voglio sconvolgerti, Sally! Questa volta voglio davvero darti il massimo di me stesso, voglio tentare di ricucire anche l’irrecuperabile, perché mi sono reso conto che è troppo doloroso stare lontano da te. – dicendo questo Eduard si chinò davanti alle mie ginocchia e prese le mie mani tra le sue.

– No. – scostai le mani – non puoi più, abbiamo avuto la nostra occasione non è andata; e soprattutto ci ho messo così tanto a riprendermi che un’altra batosta non la potrei mai sopportare. Tu sei stato molto importante per me, ma me stessa ho capito vale molto di più.

Lui si alzò, mi rivolse uno sguardo triste , io mi sentivo finalmente forte e pertanto preferì continuare.

– Sono stata giorni, settimane, mesi ed anni, dietro quella porta ad aspettarti, ad aspettare un tuo ritorno, un tuo cenno. Ho aspettato che tu capissi, comprendessi quanto grandi fossimo insieme e quali grandi cose eravamo destinati a fare, ma invano.

– Ma appunto, possiamo ancora esserlo. Io ci credo, voglio farlo … adesso!

Scuotendo la testa gli dissi – Assolutamente no! Quei tempi sono ormai andati, non li avremo mai più. Ed io è da anni che non ti aspetto più!

Lui si irrigidì, strinse i pugni ed andò di là. Io rimasi seduta accoccolata nella mia poltrona, fiera di esser riuscita a tenere testa alla mie più subdole emozioni e reagito con lucidità a questa incursione notturna.

Eduard ritornò in sala con indosso i suoi abiti sudici ed in mano la felpa ed i pantaloni che gli avevo prestato, li poggiò sul divano e disse :

– Allora credo che non abbiamo più nulla da dirci, ti ringrazio di avermi comunque ascoltato – mi diede le spalle ed uscì dalla stessa porta per dove era entrato poche ore prima, e scomparse lasciando dietro di sé il nulla.

Una parte di me avrebbe voluto corrergli dietro, abbracciarlo, baciarlo e dirgli che avevo torto marcio e che le cose si possono sistemare, nulla è impossibile.

Ma invece rimasi immobile sulla mia poltrona, fissa ad osservare la porta appena chiusasi, con l’amaro in bocca di un grande amore andato via e la piena consapevolezza di aver fatto la cosa giusta.

Writen : Silvia V.

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